Mappamondo

Alik Cavaliere

1990
Bronzo, rami, specchio, vetro

Inserita a più riprese nella grande installazione “I giardini nel labirinto della memoria”, quest'opera manifesta tuttavia la sua indipendenza, in quanto racconta e interpreta quella struttura del mondo aristotelico che è parte integrante del vissuto di noi tutti. Il motivo per cui la concezione aristotelica dell'universo ha regnato sovrana per circa duemila anni è infatti la sua chiara corrispondenza con ciò che i nostri sensi ci descrivono in ogni momento. È un racconto al contempo scientifico - si presenta come un paradigma di spiegazione razionale della realtà - e tuttavia ingenuo, in quanto fermo alla domanda degli antichi e dei bambini: perché? Quest'esigenza di dare un senso alle cose, di racchiudere la realtà nella sfera di ciò che è finito, completo, ordinato e regolare, affascina la gran parte degli uomini in ogni epoca, ma è rifuggita da un artista come Cavaliere, che ama la scienza proprio perché è capace di spostare indefinitamente i limiti, di superare le attese, di raccontare la realtà senza ridurne la meraviglia. Nel rendere l'universo aristotelico un singolo oggetto delimitato in se stesso, l'Artista ribadisce l'esigenza di confrontarsi con l'infinito, il caotico, il casuale, aspetti che, negando la possibilità di risposte definitive, incitano tuttavia a indagare, a inseguire confini che sfuggono nell'immensamente grande e nell'immensamente piccolo, con un percorso di ricerca eterno e inesauribile.

Presente in

Centro Artistico Alik Cavaliere

Via Edmondo De Amicis 17
20123 Milano